La pesca a mosca in provincia di viterbo

Tup’s Indispensable – storie di mosche famose

Uno dei tanti modelli creati da Austin e che è giunto fino ai giorni nostri è la famosissima Tup’s Indispensable.

Grazie a questa mosca, caratterizzata da un componente un po’ particolare, Austin era riuscito ad aver ragione di un gruppo di trote di ottime dimensioni che abitavano in un tratto di fiume alla confluenza del Loman con l’Exe, non lontano da Tiverton.

 

Il dressing originale

Austin ne rivelò il dressing a Skues, al quale fece pervenire anche un po’ del “magico” dubbing. Questo il dressing originale:

  • Amo: sneck
  • Filo di montaggio: seta gialla applicata in modo da mostrare due o tre giri di materiale non incerato vicino alla curva dell’amo (Nota: la seta, una volta incerata, cambia colore rispetto all’originale, da qui questa precisazione – NdT).
  • Hackle: gallo blue pallido, lucido
  • Code: come l’hackle
  • Corpo: dubbing di pelo (*) prelevato dallo scroto di un montone.

 

Successivamente, il dressing venne reso noto anche a C.A. Hassam, a quel tempo ritenuto il più abile costruttore del Flyfishers’ Club.

Ovviamente, uno degli ingredienti, ossia il pelo prelevato dallo scroto di un montone (chiamato “tup” nel linguaggio comune) divenne subito popolare e Skues decise di dare questo nome all’artificiale (Tup’s Indispensable=Indispensabile al montone).

Storia

Alcuni costruttori ritenevano che fosse il grasso naturale che riveste il pelo a far galleggiare la mosca. In realtà, come sottolineato da Austin, era importante riuscire ad eliminarlo del tutto per rendere possibile la realizzazione dell’artificiale, operazione tuttavia quasi impossibile essendo questo grasso molto tenace.

A questo, venne aggiunto un po’ di pelo di foca color crema e, per facilitare l’applicazione sulla seta di montaggio di due materiali difficili da amalgamare, un po’ di pelo di lepre. Per ottenere una colorazione tendente al rosa, fu poi aggiunto un pizzico di mohair rosso ed un po’ di pelo giallo ottenuto pettinando le orecchie di uno spaniel di questo colore.

Perché quella tonalità rossastra in questo artificiale, ottenuta, come abbiam visto, con mohair rosa o, più tardi, con pelo di foca? Secondo Skues, imitava – agli occhi della trota – del sangue che fuoriusciva dal torace della ninfa. Questa convinzione – che si è successivamente rivelata infondata – si basava sulla scarsissime nozioni di entomologia disponibili in quel periodo: l’emoglobina è infatti presente in alcuni insetti ma certamente non nelle effimere.

Skues “testò” per la prima volta questo artificiale sul Wandle (frequentato con regolarità fino all’estate del 1881 anche da Halford) , non lontano da casa a Croydon, verso la fine dell’estate del 1900. I risultati furono strepitosi: senza cambiare posto, allamò non meno di 18 trote riuscendo a portarne a guadino tuttavia solo alcune per colpa di un ramo che gli impediva una ferrata corretta. L’anno successivo, ad Abbots Barton, sull’Itchen, le catture furono quattordici. Era presente Humphrey Priddis, gestore del tratto di fiume che, impressionato dall’efficacia della mosca, ne fece menzione sulle colonne del The Field: fu l’inizio di una lunga e non ancora conclusa favolosa carriera. 

 

(*) L’idea di utilizzare il  (sotto)pelo dello scroto di un ariete era già datata: lo propone infatti Alexander Mackintosh nel 1806 nel suo “The Drifted Angler”.

OV

 

 

 

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