La pesca a mosca in provincia di viterbo

La pesca a mosca nacque in Egitto??? – il seguito…

….Osservando i disegni degli antichi egizi, avrete notato che le figure delle persone sono disegnate di profilo…

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Ora, un pescatore a mosca dei giorni nostri, per mostrare la lunghezza del pesce che ha catturato, allontana più che può i palmi delle mani e li solleva verso il cielo con un gesto che ha del mistico, ma al tempo degli antichi egizi, in cui si gesticolava di profilo, ciò non era possibile perciò il pescatore stendeva in avanti il braccio destro e metteva la mano sinistra di taglio sul braccio, quasi sempre all’attaccatura della spalla.

Il problema era che gli altri avventori della taverna, che non erano pescatori, equivocavano il gesto e spesso scoppiavano delle risse furibonde.

Questo accadde fino a quando un taverniere di Menfi, stufo di dover rinnovare continuamente l’arredamento a causa delle risse, riservò ai pescatori a mosca un locale tutto per loro: era nato il primo Fly Club della storia.

Quando si sparse la notizia che esisteva un locale dove si poteva socializzare e condividere con altri appassionai le proprie esperienze senza rischiare di essere malmenati, i pescatori a mosca della zona conversero quasi tutti nel Fly Club Menfi.

Pescatori a mosca che non si erano mai incontrati ebbero occasione di conoscersi ed accadde una cosa curiosa: risultò che i soci del Club erano, senza vie di mezzo, divisi in due categorie: i principianti, che avevano appena iniziato a pescare a mosca, e gli esperti che pescavano da non meno di venti anni.

Non si trovava un pescatore esperto che pescasse da meno di venti anni neanche a pagarlo a peso d’oro.

La cosa più strana è che molti dei pescatori esperti non si fossero mai incontrati sul fiume in tutti quegli anni ma, si sa, il Nilo è lungo.

Cerchiamo di immaginare il primo Fly Club e paragoniamolo ad un terreno fertile pronto a dare i suoi frutti,.

Nacque la figura dell’Esperto di lancio, dell’Esperto di costruzione, dell’Esperto tuttologo e delle altre figure caratteristiche di un Club di Pesca a Mosca.

Di Esperti di lancio se ne potevano trovare di due tipi: l’autodidatta ed il diplomato presso una prestigiosa scuola di lancio. Entrambe avevano lati positivi e negativi.

L’autodidatta si vantava di aver imparato a lanciare senza l’auto di nessuno, ma quasi sempre aveva delle lacune tecniche.

In teoria, poteva anche accadere che riuscisse a mettere a punto una sua tecnica di lancio, ma l’atteso evento non si verificava mai.

Il lanciatore patentato dalla prestigiosa scuola di lancio, di solito, lanciava in modo ineccepibile ma spesso difettava di modestia e considerava gli altri pescatori di categoria inferiore alla sua.

Sicuramente non era amato dall’Esperto di costrizione perché andava dicendo che la mosca non contava nulla agli effetti della pesca, quello che contava era come veniva presentata al pesce.

L’Esperto di costruzione era un personaggio degno di nota. Per lui invece, era il lancio che non contava nulla tanto il pesce si catturava con la mosca.

Passava intere giornate a pensare come si poteva complicare un montaggio semplice. Più tempo impiegava per costruire una imitazione e più ne era soddisfatto; comunque, per lui, il massimo della gratificazione era poter dire: “solo io sono in grado di costruire questa mosca.”

L’Esperto tuttologo in realtà non sapeva nulla: sparava delle cazzate pazzesche, ma veniva creduto per tre motivi: le sue storie erano talmente incredibili che dovevano per forza essere vere, aveva un aspetto serioso che incuteva rispetto e giocava sul fatto che quello era il primo Fly Club della storia, quindi era improbabile che qualcuno potesse contestare la veridicità delle sue affermazioni.

Morale: fra gli Esperti del Club, quello più stimato era lui.

Ma la vera forza del Club, i comuni soci, che cosa facevano?

La maggior parte di loro era divisa in gruppi che ruotavano nell’orbita dei vari Esperti. Erano spinti dal legittimo desiderio di apprendere, ma nel mucchio c’era sempre quello portato ad esagerare che trasformava la sua ammirazione per l’Esperto in adulazione o spudorato servilismo. Di solito costui aveva un viso da topo o da faina.

C’erano poi dei gruppetti di pescatori, composti da due o tre persone, che si estraniavano dagli altri soci del Club assumendo la tipica aria del cospiratore.

Usavano una sorta di linguaggio in codice per non far capire dove andavano a pescare ed avevano l’abitudine di ammiccare fra loro mentre gli altri pescatori raccontavano l’esito delle loro uscite di pesca.

Aspettavano quasi con trepidazione che un pescatore dicesse, per esempio, “Ragazzi, per quanto mi sia impegnato, non sono riuscito a catturare niente, temo che in quel tratto di Nilo ormai non ci siano più pesci” per affermare con l’aria di chi la sa lunga: “Non sono d’accordo con te, in quel posto i pesci ci sono ed anche belli, solo che la loro cattura non è alla portata di tutti, ma credetemi ci sono, eccome se ci sono”.

Nessuno li aveva mai visti pescare e c’era persino chi azzardava l’idea che non fossero pescatori a mosca e che frequentassero il Fly perché non potevano pagarsi le consumazioni nelle taverne.

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