La pesca a mosca in provincia di viterbo

Il cono visivo del pesce

Sono quasi giunto al fiume. L’attività dei pesci è frenetica: si stanno cibando di tricotteri in fase di ovodeposizione e le bollate sono visibili anche da lontano. La canna è già montata, e la completo con una imitazione appropriata. Estraggo un po’ di coda e, continuando a fare falsi lanci, mi avvicino alla riva. Sono a 10 metri…. Pouff… le bollate cessano come per miracolo. Il fiume torna morto. Ma come? Mi avranno visto? Così da lontano? Impossibile! Mi fermo. Le bollate riprendono, ma un po’  più distanti. Mi avvicino ancora di più al fiume e poso la mosca con un lancio lungo, superando le bollate vicino a riva e presentando la mia insidia a quelle ad un paio di metri verso il centro. Tutto ritorna tranquillo. Tutto si blocca. Raggiungo il fiume. Le bollate sono riprese ma ben più lontane. Saranno ad una ventina di metri. Una bella distanza, ma non eccessiva. Mi piazzo in mezzo alla corrente, guardando a monte. C’è un po’ di vento. Devo forzare un po’ e, giocoforza, mi sbraccio più del necessario. Le bollate cessano ancora prima che la mosca tocchi la superficie dell’acqua. Assurdo! Sono ancora così lontano! Cosa è successo?

Quello che precede è l’esatta descrizione di quello che NON bisogna fare perché i pesci – strano ma vero – vedono bene al di fuori dall’acqua . Hanno una visione molto chiara non solo frontale e laterale ma anche superiore. Spieghiamoci meglio.

Il pesce gode di quello che viene comunemente detto “cono visivo”. Poniamo di avere un pesce posto ad una profondità di un metro. Sopra di sé ha una “finestra” di circa 2 metri di diametro (pari al doppio della profondità a cui si trova) e tutto quello che passa attraverso questa finestra gli è perfettamente visibile ed è in grado di riconoscerla – e rifiutarla! – con accuratezza. Ma non solo: riesce a vedere anche tutto quello che compare al di fuori della “finestra” entro un certo margine, come evidenziato dal disegno.

Questo significa che i “miei” pesci sono riusciti a vedermi mentre ero ancora a 10 metri dal greto cosi come hanno

visto i miei movimenti mentre cercavo di presentare la mosca ad un paio di metri più verso il centro. Sono poi entrato in acqua, causando un certo disturbo della superficie e del fondale (altra conseguenza negativa…) e, per raggiungere le bollate che si trovavano a circa 20 metri a monte ho dovuto – a causa del vento – sbracciarmi più del necessario con il risultato di farmi notare. E loro hanno smesso di bollare.

E’ una situazione tipica quando ci si trova di fronte a delle trote ma si accentua ancora di più se siamo invece in presenza di cavedani, ben più difficili da catturare a mosca rispetto alle prime. Nel caso del temolo saremo un po’ più fortunati perché non sono propensi ad allontanarsi dal pescatore (mi è capitato spesso di vederne bollare a mezzo metro da me…). Tuttavia, non crediate che siano pesci più facili da catturare perché qui entrano in ballo tanti altri fattori che rendono misteriosa ed affascinante la pesca a mosca e che cercheremo di sviluppare in un prossimo articolo.

Per concludere, l’approccio al pesce è uno dei fattori che fanno la differenza e deve essere affrontato con la massima accortezza, senza mai sottovalutare il nostro avversario che, mi auguro, una volta catturato sarà sempre e comunque rimesso in libertà.

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Pubblicato su “La Fune” di Viterbo – 27/12/16

 

Autore: Osvaldo

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