La pesca a mosca in provincia di viterbo

Le ali delle nostre imitazioni.

Theodore Gordon può essere considerato l’ Halford dell’Ovest, pur senza averne posseduto lo stesso carisma e, soprattutto, la stessa “grandezza economica”.

Nonostante fosse di salute cagionevole, decise di ritirarsi fra le sue montagne (le Catskill Mountains) trascorrendovi anche i rigidi inverni che le caratterizzano e che contribuirono a peggiorare il suo stato di salute.

Dedito totalmente alla pesca (non si sposò mai proprio per non “avere legami” che gli impedissero di praticare la sua passione), iniziò a posare le proprie mosche (secche) negli anni 1880 nel Beaverkill, nel Willowemoc, nel Delaware, nell’Esopus e nel Neversink. Oggi sono ritenuti dei veri e propri santuari dalla maggior parte del pescatori a mosca di tutto il mondo.

In quegli anni, le mosche secche erano già da tempo in auge nel Regno Unito e Gordon utilizzava i modelli inglesi anche sui suoi fiumi ma non ne era molto soddisfatto. Per approfondire le proprie conoscenze, entrò in corrispondenza sia con Halford sia con Skues. Il primo gli fece pervenire, nel 1890, una serie di mosche da lui usate con successo sui chalk stream inglesi ma Gordon si rifiutò di copiarle ed usarle sostenendo che erano troppo piccole per imitare gli insetti presenti sui fiumi americani. Preferiva infatti imitazioni su ami dal 14 al 12, in grado di galleggiare alte sulla superficie dell’acqua spesso mossa e vorticosa.

A lui si deve la creazione della Quill Gordon, ad imitazione delle Ephemerelle. Corpo in quill di pavone spelato, ali in piuma del fianco di anatra sposa (Aix sponsa) giallo limone, coda ed hackle in gallo dun, che non si esimeva dal prelevare dal collo dell’animale vivo.

Il suo stile di costruzione, che diede vita alla cosiddetta “Catskill School”, venne seguito da famosi costruttori – Dettes, Art Flick, Darbees, tanto per fare degli esempi – e prevedeva tra l’altro che le ali fossero fissate verticali sopra il corpo, formando con il gambo dell’amo un angolo retto.

Dun

Torniamo alle dun: vi è anche un’altra “scuola”, che prevede l’assenza delle ali delle nostre imitazioni. Quindi, né ali in sezione di piuma né ali in punta di hackle né in fibre di hackle. Le ali – dicono i sostenitori di questa teoria – servono più al pescatore per visualizzare la mosca sull’acqua e non al pesce che, stando sotto, non le vede neppure

Le mosche senza ali evitano l’attorcigliamento del finale (effetto elicottero), soprattutto se si usano finali molto sottili. Problema molto evidente nelle ali in sezioni di piuma e, in misura minore, in punta di hackle ed ancora meno in fibre di hackle. Eliminando completamente le ali delle nostre imitazioni, come sostenuto dai fautori di questa teoria, il problema semplicemente non esiste (rimane però quello dell’avere una ottima vista per poter individuare la mosca…).

Che fare, dunque? E’ un bel dilemma shakespeariano: ali o non ali? In piuma o punta/fibre di hackle?

Estetica vs imitazionismo

Vediamolo da un altro punto di vista: estetica o “imitazionismo”?

Estremizzando:

  • Se lo scopo è di copiare più fedelmente possibile la silhouette dell’insetto (scuola halfordiana), le ali in sezioni di piuma o punta di hackle sono più idonee.
  • Se vogliamo essere più pratici e meno ortodossi, eviteremo di applicare le ali delle nostre imitazioni.

Dietro ci sta tutto un teorema di idee, opinioni, suggerimenti, punti di vista diversi uno dall’altro ma non dimentichiamo che la pesca a mosca è fatta di scelte, preferenze, convincimenti personali ed è un durissimo terreno di scontro sul quale si combattono molto spesso battaglie perse in partenza.

(Cliccare sulle singole immagini per ingrandire)

(Mosche realizzate da S. Ulisse – elaborazione grafica: A. Tomassi – NB: le immagini sono di repertorio e NON devono intendersi specifiche al testo.)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.