La pesca a mosca in provincia di viterbo

Il diametro del finale

Il diametro del finale ha assunto, ai giorni nostri, una importanza strategica di primo piano. Sottile, più sottile, sempre più sottile…

Sembra che utilizzare finali al di sopra di certi diametri sia quasi una bestemmia. Al di là delle convinzioni personali – ognuno può condividerle o meno – è interessante andare indietro nel tempo e scoprire come stavano le cose fra i nostri predecessori.

Motivazioni del tipo “erano altri tempi”, “c’era più pesce” o “i pesci si sono fatti più furbi” non fanno molta presa. A “quei” tempi c’era sicuramente più pesce di oggi, i corsi d’acqua “da mosca” erano più generosi dei nostri fiumi quasi vuoti ed il quoziente di intelligenza dei pesci era simile a quelli dei nostri giorni. 

Torniamo allora ai tempi di Skues:

“Egli (Skues) preferiva quelli (i finali-ndr) che trovava nei negozi piuttosto che autocostruirseli, apportandovi eventualmente qualche modifica. Nella maggior parte dei casi terminavano con un 3X od un 4X. In molti tratti di fiume, le trote tendevano a spostarsi e non rimanevano ferme in un punto solo; era quindi opportuno non utilizzare finali corti. Di solito andavano dagli 11 ai 12 piedi.”

Ora, facciamo due conti:

  • 3X equivale ad uno 0,19 circa
  • 4X equivale ad uno 0,17 circa
  • 1 piede equivale a 0,305m, ossia 30,5cm circa.

Ricapitolando, ed aggiornando i dati ai termini a noi più usuali: 

  • i finali terminavano con uno 0,20 od uno 0,18 (aggiustiamoli per eccesso)
  • i finali erano lunghi da 3,35 a 3,65 m

Ora, qui non si vuole sollevare una guerra e disquisire sulla necessità o meno di usare finali di un certo spessore. Queste sono informazioni “storiche”, basate su ricerche e documenti di un tempo precedente al nostro. Vero è anche che in passato i finali non erano in nylon e che il materiale usato non arrivava – per forza di cose – a diametri molto ridotti e si doveva fare di necessità virtù. Vero anche che a quei tempi non vi erano altri materiali più sottili e resistenti. E’ però altrettanto vero che i pesci si catturavano lo stesso.

Conosco pescatori che catturano regolarmente utilizzando finali di buon spessore ed altri che scendono fino a diametri infinitesimali e, anch’essi, fanno tante catture. 

Il vantaggio principe nell’utilizzo di finali “grossi” sta nel recupero del pesce: ti permettono di ridurre enormemente i tempi per portare il pesce a portata di guadino, con relativo meno stress provocato all’animale. Ed una più rapida ripresa al momento del rilascio. 

Lo svantaggio, di contro, sta nel fatto che un finale di una buona dimensione rende problematico l’impiego di mosche infinitesimali (oggi così “di moda” a causa soprattutto della scarsità di schiuse “giuste” che ha spinto il pesce a cibarsi molto di più di chironomi, proverbialmente di dimensioni ridotte).

Ovviamente, il tutto – come sempre – deve essere contestualizzato. Se si pesca in acqua estremamente limpida e con corrente pressoché uniforme, un finale sottile può essere risolutivo. Ma in correnti mosse ed affatto lisce la differenza fra uno 0,12 ed uno 0,18 è insignificante per il pesce. 

Il diametro del finale ha anche una sua importanza strategica in funzione delle dimensioni della mosca: presentare al pesce una mosca di maggio su amo del 10 o dell’8 pensando di montarla su un finale dello 0,008 è non solo assurdo ma addirittura inconcepibile. L’effetto elica si presenterebbe al primo allungo di coda. Con risultati disastrosi nella posa e conseguenti perdite di tempo nel tentativo di districarlo.

C’è, come è giusto che sia, chi la pensa diversamente e sostiene che la differenza di 4 centesimi di millimetro ha la sua importanza e preferisce pescare con un terminale dello 0,10 evitando lo 0,14. 

La domanda sorge spontanea: se il pesce riesce a notare questa differenza infinitesimale, come appare ai suoi occhi la curva dell’amo? E che cosa rappresenta, per lui, quell’ammasso di pelo o di fibre laddove noi pretendiamo di imitare sei esili zampette?

Concludendo… non c’è conclusione! 🙂 Ciascuno continui a pensarla come crede. Ma chi è alle prime armi, faccia tesoro di queste informazioni. Ha davanti a sé tutto il tempo per capire, imparare, fare le proprie valutazioni e poi le proprie scelte.

La pesca a mosca non è una scienza esatta. Anche quando si parla di finali.  

 

 

 

Una risposta

  1. Tutto vero bravo chi ha scritto questo articolo io aggiungerei un’ altra cosa per come agiscono i pesci di fronte il passaggio di una mosca : in acque lente hanno tutto il tempo di guardare e decidere se aggredire la mosca specie nel no kill dove (sicuramente) sono già state agganciate , diversamente in tratti veloci il pesce non ha tutto questo tempo per riflettere per cui ogni mosca che passa e non viene aggredita è un pasto perso

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