La pesca a mosca in provincia di viterbo

AUTODISCIPLINA

Era il secolo scorso ed ha una valenza intramontabile. Il no-kill “tout court” non era ancora entrato nella testa dei pescatori ma il seme era gettato.

 

Era il 1973 quando Carlo Rancati, futuro presidente del Fly Angling Club di Milano da 1977 al 1986, si fece promotore di Autodisciplina, un gruppo – non un club – che si auto-proponeva principi comportamentali che sarebbe auspicabile rivalutare e tramandare. Eccoli:

 

Un impegno che ogni pescatore dovrebbe prendere con se stesso per garantire un futuro alle acque libere.

Consapevole che gli ecosistemi acquatici vivono un momento difficile, considerato che i pesci non sono più una fonte alimentare necessaria, ma un elemento fondamentale perché il fiume, il mare e con essi la pesca, continuino a vivere, mi dichiaro pronto a rispettare, oltre quanto previsto dai regolamenti vigenti in materia di pesca, le seguenti norme:

1) Rispettare la natura e l’acqua e in particolare:

    -Evitare di lasciare qualsiasi rifiuto, lungo i corsi d’acqua, contribuendo a sensibilizzare in tale senso coloro che ancora non lo fanno.

    -Denunciare o segnalare alle autorità competenti evidenti violazioni di legge in materia di tutela ambientale.

    -Fare volontariato presso qualsiasi club o associazione di pesca in attività a tutela dell’ecosistema acquatico almeno due volte all’anno.

2) Rispettare gli altri e in particolare:

     -Essere gentili e privi di atteggiamenti di presunta superiorità nei confronti di altri pescatori o frequentatori degli ambienti fluviali che rispettano le leggi vigenti.

     -Rispettare i pescatori che sono arrivati prima senza invadere il loro luogo di pesca e mantenendo una distanza congrua a non pregiudicare la qualità della loro pesca.

     -Tenere un comportamento rispettoso e collaborativo nei confronti del personale di vigilanza, informandosi preventivamente su come contattarli in caso di necessità, e chiamandoli ogni volta che si riscontra un’ipotetica infrazione.

3) Rispettare i pesci e in particolare:

     -Evitare accuratamente la pesca e l’entrata in acqua nelle zone in cui ci sono freghe in atto.

     -Minimizzare lo stress che subiscono applicando i seguenti accorgimenti:

  1. Usare montature che, a seconda della tecnica di pesca, minimizzino il danno ai pesci durante il recupero, utilizzando ami o ancorette (su esche di taglia) senza ardiglione 

  2. Ridurre i tempi di recupero e di rilascio

  3. Liberare, se possibile, il pesce in acqua maneggiandolo con delicatezza

  4. In caso si incontrino difficoltà nel liberare l’amo, recidere il filo

  5. Limitare il più possibile le foto dei pesci fuori dall’acqua

4) Nella libertà della scelta di trattenere pesci secondo le normative locali vigenti, limitare l’eventuale prelievo di salmonidi autoctoni a un solo esemplare, rilasciando sempre le specie che nei singoli bacini corrono rischio di estinzione (ad esempio: marmorata, temolo pinna blu, e luccio padano).

5) Per le altre specie autoctone non a rischio di estinzione, comportarsi nel modo seguente:

      -Nelle acque dolci limitare l’eventuale prelievo alla metà di quanto previsto dalle normative locali vigenti. Per quelle alloctone attenersi alle disposizioni dei singoli bacini.

      -In mare limitare il prelievo, nei limiti previsti dalla legge, a ciò che può essere destinato al consumo alimentare diretto.

Autodisciplina, vista l’oggettiva difficoltà delle acque italiane ad autosostenersi, incoraggia la pratica di rilascio del pescato.

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A tutto questo, dopo mezzo secolo, andrebbero aggiunti altri punti, che come club sosteniamo:

-evitare atteggiamenti da “super-uomini” nei confronti di un pescatore incontrato sul fiume. Qualunque sia la vostra esperienza, non avete ancora completato il vostro percorso formativo e se secondo voi sta lanciando male potrebbe aver iniziato e non ancora terminato un corso di lancio, oppure potrebbe avere problemi fisici personali che gli impediscono certi movimenti oppure ancora il suo stile/scuola di lancio potrebbe essere diverso dal vostro. 

-evitare il più possibile di entrare in acqua se non proprio strettamente necessario, anche nei periodi in cui non vi sono freghe in atto. Entrare in acqua sempre e comunque non fa certo bene al fondale ed alla fauna che lo popola e vi espone a critiche esterne.

-evitare di manipolare il pesce, che può essere rimesso in acqua anche senza essere sollevato, toccato, accarezzato e neppure baciato (!!!). Il contatto con le nostre mani è sempre deleterio per la salute del pesce, soprattutto se lo strizzate come un panno da asciugare. E se lo baciate sollevandolo dall’acqua non si trasformerà in una bionda principessa.

-evitare “lotte” estenuanti per il pesce dovute al diametro del filo troppo sottile. Se dite agli amici che “non avete rotto” con uno 0,0000….. , vi faranno i complimenti, ma non vi crederà nessuno. 

-evitare fotografie tenendo il pesce fuori dal suo elemento. Il pesce non ha nessun desiderio di farvi da modello. E le sirene in topless da mostrare agli amici non esistono.

-evitare di lasciare rifiuti di ogni genere: la tasca posteriore del giubbino è idonea per riporre i vostri scarti (che, se praticate il no-kill, non si sporcheranno né puzzeranno di pesce una volta a casa).

-evitare di considerare le altre tecniche inferiori o meno meritorie della vostra: siete lì per pescare e non per dimostrare agli altri quanto siete più bravi con la vostra attrezzatura.

-evitare di pescare in condizioni meteo estreme: con le “bombe” d’acqua oggi così frequenti non è difficile farsi sorprendere da una piena improvvisa ed un recupero da parte dei soccorritori ha dei costi insostenibili per voi e per gli addetti.

 

 

 

 

 

 

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