La pesca a mosca in provincia di viterbo

“Perché nelle acque del Ticino i temoli sono quasi scomparsi”

(Uno sguardo al passato) 

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Questo è un periodo strano. Dopo anni ed anni che il box reclamava a gran voce un repulisti degno di nota, da qualche settimana a questa parte mi è venuto il “pallino” ed ho passato ore su ore a dedicarmi a questo reclamo che veniva dall’oscurità del disordine.

Butta questo, elimina quest’altro, mi capita in mano un ammasso di carte impolverate in cima al quale spicca un titolo in grassetto “Perché nelle acque del Ticino i temoli sono quasi scomparsi” a firma di uno dei più famosi pescatori ed autori di pesca che abbia mai conosciuto: Mario Albertarelli (si, proprio lui, quello di “A pesca con i campioni” letto da migliaia di pescatori di quel tempo ). Solo a chi ha i capelli bianchi (o almeno grigi…) questo nome dice qualcosa e fra questi forse qualcuno si ricorderà anche l’articolo in questione.

Albertarelli era un pescatore di quelli tosti, che praticava la pesca a 360° ma soprattutto la camolera, tecnica oggi vietata in molte acque perché ritenuta troppo micidiale. Caratterizzata da un piombo inserito in un tubetto di gomma (chiamato “piombo lungo”) al di sopra del quale si applicava una serie di camole finte (famose quelle in “cocchetto”) bisognava fare scendere a valle il tutto facendo però in modo che gli artificiali rimanessero quanto più possibile radenti il fondale. E non è una cosa per nulla facile.

Vi  ripropongo l’articolo, sebbene esuli dal “nostro” mondo. Ovviamente i contenuti rispecchiano quel periodo (1972!!!) e devono essere rapportati alla condizione dei fiumi di quegli anni. Che non hanno nulla a che vedere con quelle attuali.

Certo, le causa della rarefazione dei temoli nelle nostre acque sono molteplici e non possono essere riassunte in un breve articolo che, tuttavia, può darci qualche spunto.  

Alcuni faranno spallucce, altri faranno le proprie considerazioni. Nessuno, di certo, vi troverà la lampada di Aladino con i tre desideri da esprimere a favore delle nostre acque. Leggetelo, se vi pare, a cuor leggero. Un po’ di serenità non ha mai fatto male a nessuno…

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“Perché nelle acque del Ticino i temoli sono quasi scomparsi”

Corriere d’Informazione – 16-6-1972 – Rubrica “I nostri hobbies” – La Pesca

Mario Albertarelli

Che non sia andata male con i temoli della Valtellina è ormai noto tra i pescatori. Ma è altrettanto noto che non si prende un temolo sul Ticino e nel medio corso dell’Adda, dove il temolo era sempre stato (Valtellina a parte, lo abbiamo detto) un fatto piuttosto casuale. Parliamo invece del Ticino, fiume da temoli per eccellenza e anche fiume dalle grandi riserve, che vengono mantenute proprio per la presenza di questo pregiatissimo pesce e delle non meno pregiate trote.

I riservisti, ovviamente, hanno sempre preso di più, per il fatto di essere in pochi. Ma i bravi temolisti, quelli che sanno come si pesca questo difficile ed elegante navigatore, sono sempre riusciti a prenderne anche nelle acque della FIPS, cioè da Bereguardo a Pavia o decisamente più in su, oltre il ponte dell’autostrada Milano-Torino.

Era andata benissimo due anni fa, non male, l’anno scorso. Quest’anno è un disastro per tutti. Il fatto che si lamentino perfino quelli delle riserve è significativo.

Non siamo di quelli che di fronte a questi fenomeni si accontentano di dire “andrà meglio nel ‘73” oppure “se son temoli abboccheranno”. Quando in un fiume accade qualcosa di strano ci preme scoprine le cause. Che dovrebbero essere queste:

1) Ci siamo dimenticati che negli ultimi due anni il Ticino ha fatto delle piene a febbraio, cioè proprio quando le acque dovrebbero essere normali per favorirne la riproduzione.

2) Il fondo del fiume comincia ad essere “fertilizzato” dai sempre più massicci inquinamenti di natura cloacale.

Cosa significano queste due cose? La prima vuol dire che quando nel ’70 è andata bene stavamo catturando maschi e femmine le cui uova non stavano invece andando a buon fine  a causa della piena. E vuol dire anche che nel ’71 andò benino perché catturammo i maschi e le femmine sopravvissuti l’anno prima ma nemmeno di questo, per una nuova piena invernale, le uova raggiunsero buon fine.

Quindi siamo arrivati al ’72 senza nuovi temoli e con quelli vecchi piuttosto falcidiati. Ciò non significa che non ce ne siano più. Vuol dire soltanto che ce ne sono pochissimi.

Ma veniamo alla “fertilizzazione del fondo”. Cosa si intende con questo termine? E’ molto semplice. Tuffatevi in un fondale di tre metri, pescate un bel ciotolo dal fondo e lo troverete avvolto da una patina di residui melmosi dalla quale nasce una specie di fitta e pastosa barba verde. Se tutto il fondo di una “lama” da temoli è conciato in questo modo, mettiamo pure che ci sia qualche temolo ma non riuscirete mai a pescarlo perché la camolera, fatti pochi metri, sarà tutta impastata di questi filamenti erbosi. E’ già difficile far prendere ad un temolo una buona camola, figuriamoci fargliela aggredire quando altro non è che un ciuffetto di erbe.

Annata di temoli magra dunque e forse anche la prossima. L’ideale sarebbe che il fiume andasse in piena prima della prossima frega, in modo da ripulirsi, e poi che i superstiti  provvedessero ad una buona riproduzione, magari con qualche opportuna semina.

OV

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