La pesca a mosca in provincia di viterbo

Primissimi passi

Certo che siete strani… ma guarda un po’, se per pescare devo fare tutta ‘sta fatica..! Non è molto meglio prendere un panchettino… che so? Una seggiolina e piazzarsi lì, sulla riva e gettare in acqua un amino con un lombrico tenuto fermo da un galleggiantino… e aspettare…

Aspettare cosa? Che un pesce-suicida decida di autolesionarsi per fare piacere a noi? Che scelga, fra le miriadi di bocconcini prelibati che trova in acqua, di prendere proprio “quel” vermetto? Il “nostro” vermetto?

No, no, così non va. In questo modo ci perdiamo il meglio che la natura ci mette a disposizione: la possibilità di osservare, di imparare, di capire, di rispettare…

Rispetto per il pesce

 

Rispettare, certo, perché no? Soprattutto se una volta catturato, il pesce non viene destinato alla padella ma rimesso in acqua, libero di ritornare nel suo ambiente.

No, non siamo impazziti di colpo. E’ solo una scelta fra la morte (in padella) e la vita (in acqua) a favore di un abitante di questa nostra terra.

Dice, ma sei un pescatore, che senso ha questa decisione?

Vogliamo metterla su un piano filosofico? Bene, siamo pronti a parlarne ma ora non siamo qui per questo.

Possiamo trattare l’argomento quando e dove vuoi ma ora siamo qui per pescare. A mosca. Proprio come mi hai chiesto tu.

 

 

 

 

Ecco, bravo, allora cominciamo con il preparare l’attrezzatura.

E’ molto semplice, come vedi, e non hai neppure bisogno di portarti appresso tutto quell’armamentario che sei solito riporre nella cassettina. Tanto meno le esche: stanno tutte dentro ad una, magari due, scatoline.

 

Hai montato la canna? E’ fatta in un materiale molto leggero, flessibile e molto robusto. Si chiama “grafite” (si, come le pale degli elicotteri…). Una volta si usavano rami di nocciolo, poi il bambù, poi la fibra di vetro ed oggi la grafite perché molto più performante.

Sotto ci devi mettere il mulinello, che somiglia più che altro ad un rocchetto e non ai soliti mulinelli complicati con tanto di archetto, frizione, manovella…

Sì, hai ragione, più che un mulinello sembra un raccogli-lenza. In effetti, serve proprio a questo: a tenere in ordine la lenza mentre peschi.

E il pesce, come lo recupero?

 

 

 

Tirando verso di te la lenza con la mano sinistra… ma questo lo vedremo nella pratica. Ora srotola un po’ di lenza, che più propriamente chiameremo “coda di topo” perché come questa inizia con un diametro sottile e si ingrossa mano a mano che arriva verso il centro, proprio come la coda di un topolino. Non guardarmi strano: se fosse parallela non riusciresti a fare un lancio decente. Ti assicuro che è così: è una questione di fisica.

Bene, ora passa la lenza (sì… sì… “coda”) attraverso gli anelli e fissa il finale alla punta della lenza… ooops, della coda. Si usa un nodo particolare, che ti permette di sostituire il finale quando serve. Lo vedremo in pratica, non è difficile…

Il finale

Il finale è semplicemente uno spezzone di nylon che serve per collegare la mosca alla coda. E’ fatto di nylon proprio perché trasparente e molto resistente (una volta si usava il crine di cavallo, pensa un po’!!!). Oggi lo trovi anche in uno spezzone unico, sempre decrescente come la coda (te l’ho detto… se fosse parallelo non lanceresti a più di 3 metri di distanza…). Ma molti continuano a preferire quelli fatti in più spezzoni (tutti di diametro decrescente) annodati (ed infatti si chiamano “finali a nodi”). 

Forse meno pratici ma sicuramente più precisi e personalizzabili. Iniziano con uno spezzone di grosso diametro (0,45mm) seguito da uno un po’ più sottile (0,40), un altro ancora più sottile (0,35). Continuano così fino ad arrivare al diametro che meglio si accoppia con le dimensioni della mosca artificiale o della tecnica preferita. Le lunghezze? Beh, adesso pretendi troppo tutto in una volta… Prendi questo, è già pronto. Poi vedremo come farne di nuovi.

Oh… adesso tocca all’argomento più interessante e controverso: in fondo a tutto, cosa ci metto? Non è facile ridimensionare secoli di storia in poche righe, non ti pare di correre un po’ troppo?

Va bene, cerchiamo di semplificare e cominciamo a dipanare la matassa…

La mosca

La pesca a mosca è una tecnica composta da diverse (chiamiamole così…) “sotto-tecniche” che ti permettono, una volta padroneggiate, di pescare dalla superficie fino sul fondale del fiume o del lago. Ma andiamo con ordine.

La più diffusa è senza ombra di dubbio la mosca secca: l’artificiale (l’imitazione di un insetto) deve rimanere sopra la superficie il più a lungo possibile ma deve giungere al pesce (e qui casca l’asino!!!) nel modo più naturale.

 

 

 

 

 

 

Nella mosca sommersa o nella ninfa

l’imitazione si deve muovere o spostare sotto al pelo dell’acqua mentre pescando a streamer

si vuole imitare un pesciolino o comunque una preda appetibile al predatore. Anche qui, si muove sotto la superficie.

Al contrario della pesca con il popper in cui si ritorna alla pesca in superficie.

Certo, certo, è un discorso troppo semplicistico ma me l’hai chiesto tu di sviscerare l’argomento, nonostante il tempo e lo spazio siano ridotti.

Ci rimane ancora un argomento da sviluppare: come faccio a proiettare queste finte esche così minute ad una distanza decente nonostante il loro peso ridotto? Questo è un punto fondamentale: più leggere sono, piu lontane andranno utilizzando una tecnica che – sebbene si possa imparare da soli – è consigliabile apprendere seguendo un corso apposito.

Il tutto si basa su dei movimenti da compiere con le braccia secondo un iter ben preciso e sull’elasticità della canna che trasmette l’energia cinetica trasmessa alla coda, al finale ed alla mosca.

Tranquillo… è molto più semplice di quanto sembri. Da anni si è cercato di innalzare questa tecnica su un piedistallo quasi irraggiungibile ma non è così. Certo, non possiamo dire che sia una cosa semplice semplice ma dobbiamo sfatare questa credenza. Basta un minimo impegno, accompagnato da tanta, tanta passione…

Oh, accidenti, guarda! Si è fatto tardi. Mi sa che dobbiamo continuare questa chiacchierata in un altro momento. Nel frattempo, credo, ne hai di cose da “digerire”!

 

OV

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