La pesca a mosca in provincia di viterbo

Con la mosca nei nostri laghi

Un bel black a streamer

Sebbene la pesca a mosca si sia sviluppata in maniera esponenziale in direzione dell’attività di superficie – e quindi “mosca secca” – non bisogna dimenticare che le sue origini sono ben diverse.

In effetti, al di là delle considerazioni etiche e filosofiche che contrappongono e contraddistinguono i pescatori a mosca – e soprattutto nel massimo rispetto delle preferenze personali – la tecnica nella sua globalità offre una gamma di potenzialità che nessun altro sistema di pesca è in grado di fornire.

Dovendo fare di necessità virtù, il pescatore a mosca che voglia ritenersi completo dovrà pertanto adattarsi all’ambiente che lo circonda ed utilizzare la tecnica che meglio si confà al momento ed al luogo.

Per farla più semplice: se mi trovo a dover pescare in un lago popolato da black bass e da lucci, ha poco senso armarmi di una canna da 7” per coda 2 ed imitazioni di midge.

E’ il caso dei pescatori della Tuscia, che hanno a loro disposizione 3 specchi d’acqua (Bolsena, Mezzano e Vico) dove le maggiori possibilità di catture sono rappresentate dai predatori.

 

 

 

L’Attrezzatura

ComStreamer con antialgae detto, una attrezzatura “minimalista” non è certo la scelta migliore ma non è limitativa (per anni lo scrivente ha ottenuto ottimi risultati con una DT5). Tuttavia, è molto più agevole e più redditizio usare una attrezzatura di una certa consistenza:

  • canna in grado di lanciare una coda di topo non inferiore alla 7 (meglio se di qualche numero superiore…) preferibilmente decentrata od anche “shooting taper”,
  • esche voluminose ed a volte appesantite,
  • finali robusti e, consigliabile, terminale di acciaio.
  • code non necessariamente galleggianti: spesso dovremo andare a cercare le nostre prede vicino al fondo o nei pressi delle praterie di vegetazione sommersa.

Ecco, in questo caso, l’utilità di dotare gli artificiali di un “anti-alghe”, ossia uno spezzone di filo molto robusto (0,40 o 0,50mm) fissato davanti alla punta dell’amo il cui scopo è di ridurre al minimo possibili incagli nella vegetazione.

 

La Tecnica

La tecnica di pesca è molto semplice e – per certi versi – un po’ monotona ma i risultati sono sicuramente in grado di ripagare queste piccole negatività.

Si tratta di lanciare la nostra esca piuttosto lontano (cosi da coprire un maggior volume d’acqua) lasciandola affondare alla profondità voluta (nel caso dello streamer) o lasciandola riposare per qualche istante per poi iniziare un recupero mai costante:

  • posa,
  • pausa,
  • strattone,
  • pausa,
  • strattone,
  • strisciata,
  • strattone,
  • deviazione laterale o verticale…

Anche la velocità di recupero ha la sua importanza: può essere molto lenta oppure molto sostenuta: dipende dall’umore del pesce e non è facile imbroccarla al primo lancio. Può addirittura succedere di sentire un attacco proprio sulla nostra verticale, tenendo ferma la canna e muovendo lo streamer su e giù…

Dove stanno i pesci

Per prima cosa, ovviamente, bisogna capire dove stazionano i nostri amici. Se siamo in barca od in belly boat dovremo individuare, grazie all’esperienza od alla limpidezza dell’acqua, le zone più promettenti: distese di vegetazione acquatica, canne palustri che fuoriescono dalla superficie, gruppi di massi sommersi che indicano la presenza di potenziali tane, oppure – ancora meglio! – raggruppamenti di pesci intenti a “pascolare”. 

Evitiamo i fondali sabbiosi: non offrono nessun riparo ai pesci che preferiscono, invece, quelli sassosi o rocciosi, con tanti anfratti che fungono da tane perfette.

Sono fondali tipici dei nostri laghi (di natura vulcanica) e li possiamo trovare anche a breve distanza dalla riva così che possono essere sondati anche da chi non possiede la barca od il belly e si “accontenta” dei wader abbinati – mi raccomando! – ad un wading staff.

In questo caso, entreremo il più possibile in acqua (non eccedete: le onde spesso provocate da quei benpensanti di motoscafisti che passano a tutta velocità non distante da riva possono procurarvi un bel bagno…) e lanceremo l’esca parallelamente alla sponda del lago, magari passando a filo dei canneti o di grosse rocce semi-sommerse.

Capito dove potrebbero essere le nostre prede, non ci resta che lanciare l’esca nei pressi e sperare. Con lo streamer, dovremo farlo passare nei pressi dei punti che riteniamo migliori ed alla giusta profondità.

Con il popper, non dovremo preoccuparci se la posa non sarà molto delicata. La reazione del pesce può essere immediata o no: in ogni caso sarà violenta ed è bene essere preparati. 

Una volta che il popper è arrivato in acqua, conviene lasciarlo immobile per qualche secondo per poi strattonarlo leggermente facendolo sembrare un animaletto ferito e non in grado di muoversi bene. Poi inizieremo la varietà del recupero, molto rumoroso e scomposto ma mai costante. Ad ogni strattone, deve seguire una pausa più o meno lunga. 

Importante è ferrare con decisione; non siamo alle prese con un pesce delicato come la trota od il temolo, quindi niente delicatezze. 

Cercheremo i pesci molto vicino al fondo nel periodo freddo (code affondanti e streamer pesanti) e saliremo sempre più verso la superficie con l’aumento del caldo (code galleggianti e popper).

Alcuni fanno uso dell’ecoscandaglio per individuare i predatori (soprattutto in inverno, quando si portano a profondità notevoli). Sebbene utile ai fini della ricerca del pesce, questo strumento non è ben visto da molti, che preferiscono affidarsi al proprio senso dell’acqua od all’esperienza, atteggiamento molto più vicino alla filosofia del pescatore a mosca. 

Ci sarebbe ancora tanto altro da dire ma lo spazio concessoci è molto limitato. Se siete interessati all’argomento, non avete che da riproporcelo:  noi del Tuscia Fly Club siamo sempre qui ad aspettarvi. E magari a fare una bella pescata insieme!!!!

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Pubblicato su “La Fune” di Viterbo il 29/05/17

Per chi comincia: Osvaldo

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