La pesca a mosca in provincia di viterbo

Costruire la mosca perfetta

La mosca perfetta forse non esiste ma ci si può avvicinare.

Il fascino della pesca a mosca si concentra soprattutto nella spettacolarità dei lanci. Vedere un pescatore che posa il suo leggerissimo artificiale a 15-20 ed anche più metri di stanza ha un qualcosa di magico che suscita meraviglia, stupore ed interesse nei profani.

Arrivare a questa istanza con sicurezza ed efficacia non è molto facile. Tuttavia per pescare è sufficiente riuscire a raggiungere distanze ben inferiori ed alla portata di tutti. Un breve corso, alcuni consigli e tanta voglia di imparare sono tutti gli ingredienti per avvicinarsi nel modo più giusto a questo splendido passatempo. 

La pesca a mosca è però fatta anche di altre componenti non meno importanti, fra le quali spicca la costruzione degli artificiali.  Anche in questo caso, l’impressa è molto meno problematica di quel che sembra ma è di estrema importanza partire con le nozioni giuste ed evitare empirismo o improvvisazioni.

La mosca perfetta ha le sue proporzioni

Le proporzioni della mosca perfettaPerché galleggi bene, una mosca artificiale deve essere realizzata in modo tale che i vari ingredienti siano applicati correttamente, rispettando determinate proporzioni. Non c’è niente di meglio di un disegno per chiarire il concetto. Prendiamo allora in prestito quanto pubblicato in uno dei tantissimi articoli da Carlo Rancati.

I giovani difficilmente ne hanno sentito parlare. Rancati è stato pre tanti anni Presidente del Fly Angling Club di Milano ed è uno dei personaggi che “hanno fatto” la pesca a mosca in Italia.

L’articolo in cui è apparso il disegno è del Marz0 1972, ma i concetti che esprime sono ancora estremamente attuali. 

Come si vede, la coda dovrebbe essere pari alla lunghezza dell’amo. Le ali, invece, sono pari alla lunghezza del gambo (da dietro l’occhiello fino all’inizio della curva dell’amo). 

Le hackle (la piuma che si avvolge ad imitazione delle zampette) devono invece formare un cerchio il cui raggio è tre quarti della lunghezza del gambo. 

Le ali, infine, saranno pari alla lunghezza del gambo.

Abbiamo parlato di hackle, che possono essere avvolte sul gambo dell’amo in modo più o meno fitto, cambiando di conseguenza la fisionomia dell’artificiale e la sua capacità di galleggiamento.

Vi sono molte teorie in proposito. Alcuni ritengono che in acque mosse ci vogliono mosche “ben dotate” di hackle. Altri invece affermano che meno hackle ci sono meglio galleggia la mosca.

Avvolgimenti

Rancati era arrivato a stabilire la quantità di hackle a seconda della misura dell’amo: “…per ottenere una mosca perfettamente galleggiante è preferibile usare la parte più alta – verso la punta – dell’hackle… Di solito, per una mosca secca confezionata nel modo classico occorrono i seguenti giri di di avvolgimento dell’hackle sull’amo:

  • 4 giri per un amo del 17
  • 5 giri per un amo del 16
  • 6 giri per un amo del 15
  • 7 giri per un amo del 14
  • 8 giri per un amo del 13
  • 9 giri per un amo del 12
  • 10 giri per un amo del 11
  • 11 giri per un amo del 10

Si raccomanda di usare preferibilmente due hackle anziché una per ottenere il numero di giri occorrenti, utilizzando il più possibile di ogni hackle la parte vicino alla punta.”

Per quanto riguarda la lunghezza delle fibre che compongono le hackle, Rancati aveva anche redatto questa tabella:

Questo articolo fa parte di collaborazioni con testate giornalistiche che risalgono a molti anni fa, quando l’autore faceva parte del Fish & Flies di Crema. Riteniamo che, sebbene datati, possano avere ancora qualche interesse, soprattutto per i più giovani.

(Per chi comincia/Costruzione)

Da “L’opinione” di Crema – 21-02-2003

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