La pesca a mosca in provincia di viterbo

“La cura”. Riflessioni.

Riflessioni. Il Prologo

Inizio un viaggio, lungo un decennio, fatto però di retaggi del passato, esperienze personali e non, qualcosa che poi cambia la vita di un essere e spesso lo trasforma in meglio.

Ho vito Fiumi morire e con essi intere generazione di fauna ittica nella totale indifferenza del popolo sovrano.

Ho visto il popolo indifferente convivere con il Fiume morente putrido e lercio degli stessi umori del popolo felice esso stesso di respirare la sua stessa lordura beandosi di ciò che gli è concesso.

Ho visto marcire le Fario autoctone ed alloctone digerite da ogni specie di esseri affamati mentre il popolo sovrano sereno passeggiava sulla breccia bianca arsa dal sole e tenendo per mano il suo amato futuro, che futuro non ne avrà. Ho visto gli stupri continui e sistematici fatti con fredda logica su una Natura che andava amata e protetta ma il popolo sovrano in festa con tubi e rubinetti, con i suoi residui privati e non azzannava la preda prelevandone il sangue per irrigare prati ed aie per dare una svolta al suo stolto ego.

Ho visto poi i tanti amici del fiume cercare le prede, dalle livree ricche degli infiniti colori del creato, nei più piccoli pertugi con la cattiveria di un essere affamato ed ingordo godendo poi di una effimera foto senza nessun rispetto per colei che nell’inganno ci rende felici.

Ho visto poi i tanti pam partire verso altre frontiere, fino a ieri ancora ricche di cadaveri ed uranio impoverito per compiacersi di una pesca miracolosa ricca dei loro stessi insulsi alloctoni ma rapida, facile, dai frutti immediati, una pesca divina. Ho visto pam attori e registi di film in stile fiabesco, con scenari di straordinaria bellezza che con maestria e tecnica sopraffina si immortalavano al ludibrio collettivo mostrando prede dallo sguardo ammiccante loro stesse consapevoli di ritornare poi a riposare in queste acque intonse.

Ho visto infine da tanti e tanti anni cosiddetti maestri o guru o grandi esperti, comunque uomini dotati di intelligenza scappare verso mète lontane mentre lentamente in questo bel paese iniziava un lento progressivo degrado ora ahimè forse irreversibile.

La Pesca con la mosca muore come muore il Fiume, come muore un comune organismo; resta la sua genesi intrisa di filosofia e scienza, da tempo i nuovi attori sono altri intrisi solo dei loro stessi interessi; maestri?

Solo colui che nel silenzio e negli sguardi intensi antichi e profondi sa donare intelletto ed infondere scienza è Maestro; il resto sono solo sbiadite copie che non avranno storia.

La Pesca con la mosca – la mia Pesca con la mosca.

Solo chi ama i silenzi mistici della Natura e si nutre dei singoli parcellari momenti che la Madre di tutto l’Universo ti offre, solo l’umile e rispettoso Uomo, solo l’essere profondo, senza superbia e senza malvagità sa godere di attimi infiniti di bellezza, solo Lui avrà percorso il giusto sentiero e sarà giunto all’apice di una passione estrema e unica, laPesca con la mosca.

Basta poco in fin dei conti non serve uscire dai confini ma serve solo umiltà.

Fiume Melfa

La Natura merita il rispetto

Rispetto: la Pesca con la mosca ne dovrebbe essere ghiotta, mai sazia, sempre pronta al sacrificio estremo che serva ai posteri le giovani generazioni che in esso si dovrebbero evolvere per conservare, per preservare, per non far morire un ideale, un sogno lungo spesso una intera vita.

L’Uomo attore tra i più esaltati lo merita e tutto ciò che vive lo merita ma lo implora; esseri compassionevoli non esaltati; un ego sfrenato ricco di autostima e arricchito dalla folle esaltazione può solo distruggere in un attimo ciò che in millenni si è sviluppato; in lui il rispetto consapevole e compassionevole non ha radici ma solo dominanza e possesso e questo è fonte di irreversibile distruzione del creato.

Incontrare la Regina del Fiume è momento esaltante e deve restare nelle segrete stanze limbiche; nei ricordi personali; praticare il catch and release significa rispettare Lei e la Madre di Lei, la Natura: non basta la compassione, non servono le riprese e le foto e le pose e gli sguardi aggressivi e le linguacce e quel sottile godimento irriguardoso verso colei che in silenzio si dona a un inganno; la nostra memoria va alimentata con il pensiero anche e soprattutto dei ricordi e ciò significa rispetto e unPescatore con la mosca lo deve a se stesso e a suo figlio.

Condividere

Condividere, non dividere ciò che non può essere diviso; la passione delPescatore con la mosca è lo studio, l’attenzione, la filosofia dell’interiore mentre nel silenzio dei luoghi inizia un viaggio in se stessi; poi tutto prende forma, si realizza lo scopo, il senso da dare alla giornata, ciò da riportare alla condivisione con chi…. men che meno con noi stessi. In un attimo il sogno svanisce, Tu piccolo Uomo, quanti pezzi hai preso; mangiano, che mangiano, bollano o stanno sotto; è li il pezzo pregiato, le piccole – troppo voraci – troppo piccole vogliamo solo le big; tuPescatore con la mosca quante nei hai perse, quante ne hai punte, quante…

Che tristezza… così laPesca con la mosca muore, così il Fiume muore.

Tanti, troppi ipocriti e stolti, tanti poi fuggiti lontano ci propongono viaggi in galassie da sogno, gli stolti che imperterriti con sprezzante arbitrio camminano sui letti di frega quasi fossero sciami di reti a strascicare un Fiume in agonia… Chi vuole essere primo può godere dei beni offerti pronti e grassi ad ingoiare le imitazioni più varie senza un senso che siano esse ninfe o secche… ingoiano e loro Pescatori con la mosca sono felici di camminare su un tappeto infinito di alloctoni vestiti di tutto punto… felici di effimere ma adrenaliniche pulsioni; caro costano tali godimenti ma essere primi significa gonfiare il petto innanzi al popolo beante e laPesca con la mosca muore.

Ora la contesa non è il Fiume ma lo spazio, un’unica bollata, un’unica visione, un parcellare segmento di un mondo sommerso finto ma perennemente ricco.

La PAM così è già morta arricchendo pochi ed esaltando tanti. La Cura La mia cura, è un prodotto naturale; fatto di aria, acqua, colori e sapori, solitudine in una moltitudine di vita che rigenera la mia e già mi cura; l’incedere dell’acqua, chiara, fredda, dai colori verdi e azzurri, dal sapore dolce e dal rumore forte.

Io piccolo Uomo spesso volutamente solo la temo, la rispetto e la amo; mi nutro e mai sazio torno, ritorno nei luoghi e mi fermo ogni volta ad ammirare Lei. La mia coda disegna brevi paesaggi e nel totale silenzio il mio battito non si altera, non freme ma calmo e sereno aspetta; posa la secca in attesa che Lei voglia farsi vedere, sentire, toccare ed io, piccolo essere, aspetto che sia Lei a volere giacere per un intenso infinito attimo tra le miemani intrise nella sua fresca e chiara acqua.

Addio splendido esserino, la Pesca con la mosca è vita e con Te non muore.

Giancarlo F. La Cura – citazione Franco Battiato

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