La pesca a mosca in provincia di viterbo

Tevere di casa nostra

Nella parte superiore e mediana – ben più a monte rispetto ad Orte o Bomarzo – il nostro Tevere non ha nulla da invidiare ai fiumi più “blasonati”. D’altra parte, lì le acque sono più limpide ed il fondale non è affatto sabbioso come invece troviamo nel tratto che ci è più comodo, quello che scorre lungo il confine Umbro-Laziale.

Noi, che dalle nostre parti siamo abituati a vederlo color sabbia, non ci asteniamo dal definirlo un fiume “sporco”. Semplicemente perché non riusciamo a vederne il fondo se non raramente, quando i lavori di escavazione di sabbia lungo il suo percorso si interrompono durante i giorni di festa.

Ma sbagliamo a snobbarlo solamente per via del paesaggio non proprio simile a quelli in cui siamo abituati a collocare la pesca a mosca. Qui non troveremo fresche e chiare acque cristalline che scorrono su ciottolame degno di ospitare salmonidi e timallidi. Dovremo limitarci (si fa per dire) a lanciare le nostre mosche in un’acqua non proprio limpida (salvo casi particolari) ed in cui raramente troveremo attività di schiuse di insetti e, quindi, bollate costanti e ripetitive.

Attrezzatura

Dovremo abbandonare l’idea di usare canne corte e code leggere, di pescare solo sulla bollata, di attendere pazientemente sulla riva l’evidenza della presenza del pesce.

Al contrario,  faremo uso di una attrezzatura un po’ più lunga e potente, dovendo non di rado usare esche voluminose e pesanti, magari su code affondanti o (meglio) affondanti di punta (sinking-tip) in modo da vincere la profondità o la potenza della corrente. E finali non troppo lunghi ma robusti perché può sempre succedere di incocciare in prede di grosse dimensioni-

Prede

Dal cavedano al perca, dal luccio al black bass passando per la carpa ed il carassio e senza dimenticare la presenza – nefasta quanto indesiderata – del siluro.

Che mosche usare

Opteremo dunque per grosse mosche sommerse o streamer nelle correnti più o meno sostenute e passeremo a popper (ad imitare topolini) di buone dimensioni in quelle zone di acqua più calma in cui riteniamo possano celarsi predatori.

La ferrata dovrà essere potente e repentina ma soprattutto non dovremo “lasciare coda. Dobbiamo infatti evitare che, facendo leva sulla corrente, il nostro amico ci lasci con un palmo di naso. Forzare, quindi, senza lasciarsi prendere dal panico e senza cedere nulla. L’amo  – ovviamente senza ardiglione – sarà  ben conficcato nel palato del pesce e tenendo il tutto in tensione si eviteranno slamature inopportune. 

Il guadino è stato reso obbligatorio su molti corsi d’acqua ma qui è meglio averlo sempre. Non dimentichiamoci che siamo di fronte a potenziali grosse prede e che la corrente rende difficoltoso il recupero.

Fare attenzione

Restare sulla riva o nelle immediate vicinanze (in ogni caso evitate di entrare oltre il ginocchio) è molto meglio e sicuro che entrare in acqua. Per due motivi: non si danneggia il fondale e si è più rapidi nel mettersi al riparo nel caso – non infrequente – di un repentino aumento del volume d’acqua a causa della apertura di dighe a monte. Non sono pochi i pescatori che, incoscientemente, sono rimasti bloccati nel mezzo del fiume per aver disatteso questi consigli…

Qualora non possiate proprio evitare di pescare restando in acqua (per raggiungere un determinato punto del fiume, per esempio) evitate in modo assoluto piazzarvi con l’acqua alla cintola. Ed anche di camminare su e giù come se stesse arando il fondale: è il modo migliore per arrecare danni.

Tuttavia, se siete così sicuri di voi od amate il rischio (o siete così incoscienti) usate molta prudenza quando siete in acqua fino alla cintola. Assicuratevi di avere un piede solidamente posato sul fondo prima di spostare l’altro piede. Mai e poi mai, inoltre, presentare le spalle a monte. La forza della corrente che batte sul retro delle ginocchia può farvele piegare e quindi farvi finire in acqua.

Il bastone da wading (wading staff) od anche un semplice robusto bastone è di vitale importanza.

***

Non ci troveremo sicuramente trote o temoli, ma il divertimento non sarà diverso se avremo la costanza di ispezionare le correntine e gli avvallamenti del fondale. E’ importante individuare, grazie al nostro senso dell’acqua, i punti migliori di stazionamento dei predatori.

Ecco, questa è la tecnica più consona per il biondo Tevere qui, dalle nostra parti.

Dove

Di punti buoni per praticare la nostra passione ce ne sono parecchi. La zona di Bomarzo, per esempio, ai piedi del paese di Mugnano. Conviene superare il ponte e prendere la prima stradina sulla destra che, passando sotto al ponte risale verso monte e costeggia il fiume per un buon tratto. Lasciate l’auto dove vi è più comodo. Proprio sotto il ponte c’è una bella buca, con acqua calma mentre risalendo per un bel pezzo troverete raschi e correntine varie, tutte promettenti.

Se invece preferite scendere la corrente, vi conviene rimanere al di qua del ponte. Prendete la strada che – venendo da Bomarzo – trovate sulla destra. Anche qui parcheggiate dove vi aggrada ed esplorate i dintorni…

Non vi sono grosse difficoltà di lancio. Tuttavia, la scarsa limpidezza dell’acqua impedisce di valutare la presenza di oggetti sommersi e quindi zone di stanziamento delle nostre prede.

Il Tevere, qui da noi, è ancora sconosciuto alla maggior parte dei moscaioli e nasconde delle vere e proprie sorprese, senza dimenticare, oltre alle specie già menzionate, una buona quantità di barbi che non è difficile incocciare pescando a ninfa, soprattutto nella stagione primaverile.

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