Ritorno alla pesca a mosca
Iniziare di nuovo a pescare dopo un salto nel tempo
Ho catturato il mio primo pesce da bambino con una canna di bambù da due lire, non ne ho ricordo ma mio padre dice che fosse un barbo e che fosse anche grandicello.
Sentivo spesso gli aneddoti di pesca dagli adulti che raccontavano delle due grosse fario catturate in un rivolo d’acqua. O la marmorata che l’amico Nello rilasciò perché troppo bella per essere uccisa o quella volta in cui un cavedano non ne voleva sapere di starsene nella rete tanto era grande. E poi i cappotti per i quali ci si sfotteva e si rideva di più che delle grandi pescate. Quei racconti di pesca catturavano la mia fantasia di ragazzo e sognavo un giorno di essere io il protagonista di epiche catture.
Così, poco più che ragazzino, volli andare ad aiutare mio padre sul cantiere, con l’accordo che avrei lavorato per tutta l’estate. In cambio mi avrebbe comprato tutta l’attrezzatura e insegnato a pescare a mosca.
Gli inizi
Finalmente nell’agosto del 1992, su suggerimento di Gianni, un caro amico e istruttore di lancio di mio padre, divenni proprietario di una Magic Fly da 7 piedi, un mulinello Palee, una coda di topo, un paio di cosciali e tutto quello che serviva a fare di me un pescatore a mosca, almeno sulla carta…

Dopo qualche giorno di esercizi sul prato con mio padre, per apprendere i primi rudimenti nel lancio ed ebbi il mio battesimo sul fiume. Inutile dire che le prime uscite furono tutt’altro che pescose. Mentre vedevo mio padre tirare a riva grosse prede, combattevo con lenze impigliate, lanci disastrosi e facevo un bagno sul Paglia a ottobre!
Le prime catture
Il primo cavedano degno di questo nome (il primo in assoluto lo lanciai ferrando tra i cespugli alle mie spalle), lo presi mentre l’artificiale viaggiava ormai sommerso e invisibile in una lama d’acqua sotto riva. Recuperando la coda, scoraggiato dal cappotto che nuovamente si andava profilando, mi accorsi che la resistenza che questa offriva non era più causata da un ramo o un masso ma da qualcosa che lottava per tornare libero.
Quei momenti li porto scolpiti nei ricordi: la canna curvata verso il fondo della corrente, il terminale che tagliava la superficie e un riflesso dorato che si materializzava appena sotto il pelo dell’acqua. Fino a quando nelle mie mani ebbi il più bel pesce che avessi mai visto, non enorme ma certamente dignitoso. In tutti i casi era la mia prima vera cattura.

Le uscite avvenivano in base al tempo che famiglia e lavoro lasciavano mio padre e me liberi di andare a fare qualche pescata, pur essendo meno di quanto mi sarebbe piaciuto. Furono però sufficienti per impratichirmi e evitare i sistematici cappotti dei principianti.
Allora le cose erano diverse, non si parlava ancora di disastro per descrivere la situazione dei fiumi e se non si prendevano pesci era perché non si era capaci. Captazioni selvagge o uccelli ittiofagi erano argomenti sconosciuti; l’inquinamento invece esisteva già, ma allora, quando si sarebbe potuto intervenire, nessuno se ne preoccupava.
Le trote erano tutte fario, senza distinguere se mediterranee o atlantiche e le iridee si prendevano nei laghetti o al supermercato, in tutti i casi quello che si catturava lo si mangiava a cena la sera.
I Ricordi
Ricordo anche che le mosche che ho visto e imparato a costruire sono state le stesse che da allora mi hanno sempre accompagnato. Purtroppo la vita a volte fa brutti scherzi, così qualche anno dopo cessai di pescare.
Da quel giorno in cui uscii felice dal negozio, con in mano la canna da pesca che ancora oggi mi accompagna, sono passati quasi trent’anni ma il piacere di pescare non l’ho mai scordato, così, qualche mese fa, ho deciso che avrei ricominciato e ovviamente lo avrei fatto con la mosca!
La scelta è caduta su un fiume della Tuscia, un gioiello, purtroppo sporcato dall’incuria e dall’inciviltà umana, capace ancora di regalare, a un bis-principiante come me, emozioni e qualche cattura. In quella nuova prima battuta persi più mosche di quante mi piacerebbe ammettere, e fatto svariati nodi sui poveri terminali ma alla fine le catture non mancarono.
Oggi
Eccomi quindi, come se fossi arrivato dal passato, ai giorni nostri. So bene di avere poco da offrire in termini tecnici o di pratica e questo non è certamente il mio intento: porto semplicemente, per chi non ha avuto uno stacco simile tra passato e presente, la mia testimonianza di come sia stato iniziare a pescare oggi rispetto a qualche decennio fa e di come i due inizi sono stati diversi e simili allo stesso tempo.
Le scarse informazioni e strumenti allora disponibili obbligavano a sforzi che oggi nessuno è chiamato ad affrontare. Mi scappa un sorriso se penso a come si spulciavano le cartine del Touring Club alla ricerca degli spot di pesca. I sopralluoghi comportavano spostamenti lunghi e dispendiosi quindi si andava alla cieca sperando ci fosse un fiume alla fine del viaggio ed oggi tutto questo lo si fa con lo smartphone.
Le differenze tra i terminali, ad esempio, erano per me misteriose e non comprendevo affatto per quale motivo dovessero rispettare determinate dimensioni e proporzioni, ora si riesce a trovare interi trattati sull’argomento!
Materiali sempre più performanti facilitano la vita sia in pesca che durante la costruzione degli artificiali. Per non parlare delle tecniche di lancio che già andavano evolvendosi ma che, per un ragazzino senza mezzi economici, erano complicate da capire attraverso gli articoli delle riviste, figuriamoci arrivare a padroneggiarle. Oggi è possibile visionare, su più angolazioni, qualsiasi tecnica di lancio grazie a YouTube! Testi un tempo sconosciuti o introvabili sono facilmente a disposizione o reperibili su internet. Mi rendevo conto di pescare con poca cognizione di causa e che l’unico modo di migliorare era la pratica e i tentativi perché di “pappa pronta” ai tempi non ce n’era.
Cambiamenti
Molto è cambiato da allora e di questo nuovo tempo ho apprezzato molte cose, tra cui la diffusa presa di coscienza sulla responsabilità di tutti verso l’ambiente. Ho capito che si può evitare di andare via a mani vuote da un fiume portando via i rifiuti al posto del pesce praticando il no-kill.

Ho scoperto che si possono trovare informazioni su quasi tutti i fiumi del mondo senza alzarsi dal divano e conoscere artificiali e provare materiali un tempo sconosciuti, capire quali terminali sono più adatti alle varie situazioni e perché.
Ho potuto leggere tantissimo su una pratica un tempo ritenuta per pochissimi. Grazie ad internet ho potuto sapere di pescatori esperti anche nella mia zona che poi la sorte, chi l’avrebbe mai detto, mi ha permesso di incontrare davanti all’ufficio pesca. Il presente ha grandi facilitazioni che però devono fare i conti con i tanti problemi che il “progresso” ha creato all’ambiente.
Nonostante tutto però, per fortuna aggiungerei, quando arriva il momento di pescare, con la canna in mano e tutte le mosche che internet ci ha consigliato, si è ancora oggi soli e la vera differenza la farà sempre l’esperienza e la capacità di leggere il fiume, sapere come “attaccare” il corso d’acqua, scegliere l’artificiale, fino alla capacità di combattere con la preda e vincere la sua resistenza, in fondo sono solo gli aspetti fondamentali della pesca!
Io stesso sono cambiato, sono meno ossessionato dalle catture e riesco a dedicare più tempo al piacere di starmene immerso nella natura, osservando quello che mi circonda, facendo meno lanci ma più efficaci, riuscendo a volte a capire perché non si peschi in un dato momento su un dato posto e perché invece riesca a ingannare una bella preda dove non si credeva possibile.
Quello che serve
Sapere di qualsiasi cosa su internet in poco tempo è possibile ma imparare davvero richiede ancora oggi anni. Personalmente non vorrei niente di diverso da un futuro in cui ogni passo avanti nella pesca non sia frutto di ricerca, impegno e passione, ovvero tutti gli ingredienti necessari a godere dei frutti che raccoglierò.
Per chi si avvicina a questa bellissima arte solo un piccolo consiglio da un sognatore prima che pescatore, prendetevi il tempo di imparare a praticarla, godetevi le piccole soddisfazioni riservate ai principianti, sono quelle che ricorderete per sempre.
Amedeo Tomassi.