La pesca a mosca in provincia di viterbo

Il Barbo tiberino

Ordine: Cipriniformi

Famiglia: Ciprinidi

Nome scientifico: Barbus tyberinus

 

 

 

 

 

 

Descrizione

Il Barbo tiberino ha corpo slanciato e affusolato, bocca carnosa provvista di due barbigli sui lati del labbro superiore e due agli angoli della bocca, caratteristica questa che ha determinato il nome della specie. Il colore del dorso ma anche dei fianchi varia, come per molte altre specie, in base all’ambiente passando dal grigio al verde fino al marrone, mentre i fianchi dal bruno tendono a schiarire verso il ventre dal colore bianco. Dorso e fianchi sono caratterizzati da una fine punteggiatura che lo aiuta a mimetizzarsi.

La pinna dorsale e caudale sono di colore marrone-verdastro mentre le ventrali e la pinna anale presentano sfumature arancioni e rossastre generalmente più accentuate nel periodo della riproduzione. Le pinne toraciche tendono più verso toni giallastri o comunque meno tendenti al rosso.

Nei giovani è possibile osservare sui fianchi grosse macchie scure tali da poterli confondere con il Barbo canino (Barbus caninus)

Diffusione

Endemico del versante tirrenico italiano condivide sempre più spesso il suo habitat col Barbo padano o italico(Barbus plebejus) e col Barbo europeo (Barbus barbus), generalmente introdotti dall’uomo con ripopolamenti finalizzati alla pesca sportiva, con cui compete e con cui tende ad ibridarsi.

Oltre all’inquinamento all’ibridazione, un altro motivo per cui si osserva una contrazione delle popolazioni è dovuta alle modifiche degli alvei dei corsi d’acqua, dovute a prelievi di ghiaia e sabbia che vanno a distruggere i letti di frega.

Habitat

È diffuso nelle acque correnti e ben ossigenate nei corsi d’acqua dell’Italia centro meridionale prediligendo tratti con fondi ghiaiosi non molto profondi, mentre durante l’inverno tende a rifugiarsi nelle pozze profonde sfruttando le cavità tra i massi.

Non ama acque troppo ferme.

Biologia

Ha un comportamento gregario, la sua taglia massima può arrivare a 70 centimetri per 3 kg di peso. Si nutre principalmente sul fondo dove grazie ai sensibili barbigli individua il cibo, caratteristica questa che lo aiuta a nutrirsi nelle ore crepuscolari e notturne in cui è più attivo. La sua alimentazione è costituita da larve ditteri, tricotteri, efemerotteri e chironomidi oltre a crostacei, ed occasionalmente anche da vegetali non mancando di predare piccoli pesci e carcasse.

La riproduzione avviene tra la fine aprile e inizio di giugno, periodo in cui gli esemplari sessualmente maturi migrano verso zone più a monte con acque veloci e ossigenate, dove, generalmente di notte, vengono deposte le uova direttamente sulla ghiaia e le pietre nella corrente.

Pesca

La specie non è interessante ai fini della pesca professionale mentre la pesca ricreativa è diffusa e praticata con diverse tecniche, tradizionalmente con lenze a fondo o con il galleggiante sempre con l’esca radente il fondo; è tuttavia possibile insidiare questo ciprinide con la mosca utilizzando imitazioni di ninfe abbastanza pesanti per arrivare alle profondità in cui staziona e si nutre.

Regolamento per il Lazio:
(Legge regionale 90/87 aggiornato a novembre 2021)

  • Misura minima: 18 cm
  • Divieto di pesca: dal 15 maggio al 30 giugno

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