La pesca a mosca in provincia di viterbo

Mosche di fantasia, ma anche no!

Mosche di fantasia: esistono? Non esistono? Per quanto abbia le mie convinzioni personali in merito, non posso negare che si tratta di un argomento molto interessante per noi pescatori a mosca che si dividono, come sempre accade nel nostro settore, in sostenitori e negazionisti.

Prendiamo la Wickham’s Fancy, mosca ultranota e spesso molto “chiapparola”. Come sempre, non ho molta farina nel mio sacco e ancora una volta mi viene in aiuto un grande di fama internazionale che abbiamo già scomodato più volte recentemente.

La parola ai francesi.

Senza nulla togliere agli autori francesi del passato, ritengo che de Boisset sia stato il più completo ed il più autorevole, oltre che critico razionale e appassionato.

Secondo la sua teoria – liberi o meno di condividerla – non esistono mosche di fantasia poiché anch’esse rappresentano in qualche modo l’imitazione di una mosca e prende ad esempio un modello universalmente conosciuto, la Wickham’s Fancy, da tutti ritenuta la mosca di fantasia per eccellenza.

A chi ha letto il suo Les Mouches du Pêcheur de Truites non può essere sfuggita la pignoleria con la quale descrive le varie mosche prese in esame (al punto da sembrare, il libro, più un trattato di entomologia che di pesca a mosca).

Sorprendono, tuttavia, alcuni passaggi alquanto sibillini – almeno per me – che non aiutano nell’interpretazione della personalità di questo grande esponente francese.

Ma stiamo divagando; torniamo al punto: vi quoto il passaggio relativo a questa mosca di (non) fantasia, secondo l’autore.

Citazione

“Uno dei modelli più famosi è certamente la Wickham’s Fancy, inventata intorno al 1880 dal Dr. C. F. Wickham e che fu realizzata, insieme alla sua variante, la Pink Wickham, da George Holland, vecchio cappellaio diventato celebre come costruttore di mosche.

Tutti sanno che ha delle ali in piuma chiara di stornello, un corpo a palmer dorato inanellato con tondino dorato anch’esso, hackle e cerci in gallo rosso. La si fa anche senza ali, cosa che secondo me la rende migliore. E’ una mosca che ha avuto un grande successo ed alcuni sono arrivati alla conclusione che l’efficacia di un tale modello, che non somiglia a nulla di reale, renderebbe inutili i cento ed anche centotrenta modelli di Halford.

Ora, cercate di catturare qualche esemplare di Ecdyonuridi cosi frequenti su certi fiumi, per esempio del genere Rhitrogena. Esaminate attentamente questi insetti e comparateli con la vostra Wickham.

Arriverete alla conclusione, a colpo sicuro, che la vostra cosiddetta “di fantasia” rappresenta in realtà tutta una serie di Ecdyonuridi e che è anche una imitazione abbastanza buona della specie che risponde al nome di Rhitrogena semicolorata, tra l’altro ben diffusa. E sarete molto meno sicuri di star pescando con una mosca di fantasia.”

Un aneddoto

M. Gros, in uno dei suoi articoli apparsi su La Pêche Illustrée racconta un piacevole e caratteristico aneddoto.

Pescando un giorno sull’Ain in compagnia di pescatori parigini, gli viene chiesto di mostrare la mosca che stava usando e che altro non era se non una riproduzione di quegli Ecdyonuridi che Gros aveva così minuziosamente studiato.

Mostrata la mosca al suo interlocutore, questi esclama “Ma è una Wickham’s Fancy!” Proteste, spiegazioni, paragoni. E Gros fu costretto a riconoscere la grande somiglianza che esisteva tra la sua mosca e la fantasia inglese che, tra l’altro, non conosceva.

Concludendo…

Possiamo dunque concludere, con Gros, che non per tutti la Wickham’s Fancy è una mosca di fantasia e che per la trota è una buona imitazione di un insieme di specie del genere Rhitrogena.”

Sorprende non poco che un attento osservatore della natura quale de Boisset, che tendeva a studiare e copiare minuziosamente le mosche naturali, ritenesse inutile la presenza delle ali.

Vero è che di questo modello contestava la mancanza di traslucidità delle ali, ma sarebbe stato sufficiente sostituire lo stornello con altro materiale (cosa che in realtà nel suo libro evidenzia in un altro passaggio).

Certamente questo “pezzo” non farà cambiare idea ai sostenitori di una o dell’altra teoria. Non farà neppure passare notti insonni a chi, più semplicisticamente, non si fa troppi problemi in merito all’imitazione e presta maggior attenzione alla posa ed all’avvicinamento. Né tantomeno farà inorridire i cultori del lancio perfetto.

Sono solo considerazioni che non hanno lo scopo di creare polemiche e che sono nate dall’incontro di un testo estremamente interessante (per quanto attualmente superato, ma ricordiamo che risale al secolo scorso!) e che, se letto con attenzione, può rivelare tante – ma proprio tante! – verità nascoste.

E una volta di più, sottolinea quanta saggezza sia racchiusa in una affermazione che forse sta venendo a noia: “per conoscere il presente è importante conoscere il nostro passato”.

 

O.V.

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