La pesca a mosca in provincia di viterbo

La scelta dell’artificiale

Sapere di cosa si sta cibando il pesce in un determinato momento ha la sua importanza nella scelta dell’artificiale da usare. Non è però sempre facile riuscire a catturare le effimere per poi identificarle e scegliere l’imitazione più appropriata.

In mancanza di un retino, ci vengono in aiuto i ragni, nelle cui ragnatele restano spesso impigliati insetti più diversi.

Questa pratica, ovviamente, non è del tutto nuova. Sappiamo infatti con certezza che per alcuni grandi nomi del passato era una consuetudine: prima di iniziare l’azione di pesca si concedevano tempo a sufficienza per osservare il fiume con tutta calma invece di buttarsi a capofitto in acqua. Esattamente il contrario di quello che troppo spesso si vede fare sul fiume oggi.

Particolare attenzione era riservata, appunto, all’analisi della vegetazione ripariale dove era facile individuare le ragnatele ancora impregnate di rugiada che spesso contenevano il cibo della giornata per gli aracnidi.

L’analisi

Dalla presenza di effimere impigliate nelle ragnatele possiamo ricavare informazioni interessanti. Se vi notiamo delle subimago (dun), abbiamo risolto una parte del problema (e legheremo al finale una imitazione corrispondente) ma, molto probabilmente, con l’avvicinarsi della sera assisteremo ad una schiusa – termine inesatto ma di uso comune – di imago (spinner). Se invece sono rimaste prigioniere delle imago, quasi sicuramente dobbiamo aspettarci una “caduta” di spent.

In entrambi i casi, la faccenda per noi diventa complicata: le imago (immagini, od insetto perfetto) quasi mai si trovano presenti sulla superficie dell’acqua salvo quei casi in cui l’insetto depone le uova immergendo la parte posteriore del corpo oppure nuota sotto la superficie per liberare le uova.  Discorso diverso, ma non per questo più semplice, è il caso della “caduta” di spent. Una volta deposte le uova, le femmine sono destinate a morire e si lasciano cadere – con le ali ben distese – sulla superficie dell’acqua. Qui non galleggiano ma neppure affondano: rimangono “sospese” nella pellicola superficiale e sono estremamente difficili da individuare.

Cosa fare?

Inutile spostarsi a destra o a sinistra, o schermare il sole con la mano od la tesa del cappello: l’unico sistema è abbassarsi il più possibile sul pelo dell’acqua ed osservare cosa trasporta la corrente.

I pesci ne sono ghiotti e spesso si cimentano in una vera e propria follia alimentare mettendoci in crisi: vediamo tantissime bollate ma non riusciamo a vedere l’oggetto della loro frenesia. In questi casi, siamo tentati a ritenere che si stanno cibando di ninfe appena sotto il pelo dell’acqua oppure di insetti estremamente piccoli tanto da esserci invisibili e continuiamo a presentare una mosca dietro l’altra completamente inadatta.

Purtroppo, situazioni di questo genere si stanno facendo sempre più infrequenti a causa della rarefazione degli insetti acquatici e spesso ci troviamo costretti a pescare in caccia utilizzando una mosca di buone dimensioni imitando una sedge od un insetto terricolo.

L’evoluzione

Immagine, o “spinner”
Subimmagine, o “dun”

In effetti, quasi la totalità delle nostre imitazioni di effimere tende a rappresentare un insetto immaturo e che deve ancora passare attraverso l’ultima trasformazione (dun). Ed è giusto che sia così. Ripassiamo rapidamente il ciclo vitale delle effimere.

Dall’uovo esce una larvetta (ninfa) che. una volta matura, salirà in superficie e si trasformerà in un insetto imperfetto, che gli esperti chiamano “subimmagine” o, alla latina, “subimago”. Sono le “Dun” degli Inglesi.

Questo primo stadio è caratterizzato da colori smorti ed ali a volte ricoperte di microscopici peli. Una volta perforata la pellicola superficiale, la subimmagine necessita (ma non sempre) di un certo lasso di tempo per asciugare le ali per poi involarsi. E’ questo il momento più critico di tutta l’esistenza dell’animaletto: è praticamente indifeso, alla mercé degli uccelli, delle libellule ed anche dei pesci.

Ed è questo breve momento che rappresenta per noi la migliore opportunità: quasi tutte le nostre mosche imitano infatti lo stadio vitale dell’insetto che per il pesce rappresenta il momento migliore per poter potersi cibare di effimere senza fare fatica: basta che si metta lungo una vena di corrente e queste gli cadono praticamente in bocca.

Una volta involatasi, la subimmagine (quelle che riescono a farla franca) si porta immediatamente al riparo (foglie, steli d’erba…) e passa allo stadio finale trasformandosi in imago (immagine e, per gli Inglesi, “Spinner”). Avrà colori più brillanti, ali trasparenti e code più lunghe. E’ il momento dell’accoppiamento: il maschio muore poco dopo mentre la femmina ha giusto il tempo di deporre le uova prima di terminare la propria esistenza. Ed il ciclo ricomincia.

Conclusioni

A volte nella pesca a mosca ci si trova di fronte a situazioni difficili da comprendere e si è tentati di buttare la canna alle ortiche. E’ un errore tipico di chi si avvicina a questa tecnica di pesca senza le dovute cognizioni, che si acquisiscono solo con l’esperienza.

E’ per questo che esiste il Tuscia Fly Club: per offrire ai propri soci e non il massimo supporto possibile nel tentativo di rendere la pesca a mosca alla portata di tutti. Siamo a completa disposizione per qualsiasi chiarimento od approfondimento dell’argomento.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.