Attrezzatura

Il finale

Prelevato da documenti che risalgono agli anni ‘90 o giù di lì, questo articolo tratta di un argomento estremamente interessante ma spesso ignorato o sottovalutato.

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Le vostre domande

L’attrezzatura base consiste in canna, coda di topo, mulinello, finale, mosche artificiali.

Assolutamente no. Il costo dell’attrezzatura di base non è superiore rispetto a quello di altre tecniche. Salvo casi particolari, poi, è sufficiente l’attrezzatura di base per pescare quasi ovunque. 

Meno si entra nel fiume è meglio è. Ci sono casi particolari che richiedono i wader ma non sono indispensabili. Spesso i pesci sono più vicini a noi di quel che si pensa. 

Dipende moltissimo dal luogo in cui si decide di andare a pesca, dal temperamento personale, dal tipo di pesca che si vuole fare e via dicendo. Sconsigliamo vivamente di acquistare una canna da pesca a mosca prima di aver frequentato un corso di lancio. E’ infatti compito dell’istruttore suggerire il tipo di canna sulla base delle esigenze dell’allievo, sui luoghi in cui andrà più spesso a pescare e quant’altro. 

Si usa dividere i finali in tre parti: la “potenza” (i primi due o tre spezzoni di maggior diametro), la “decrescenza” (la parte centrale) ed il finale vero e proprio, o terminale, al quale viene collegata la mosca. I finali sono studiati e realizzati sulla base delle varie tecniche e condizioni di pesca e le varie “ricette” proposte derivano dal presupposto che chi li utilizza abbia una solida base nella gestione dell’attrezzatura. Un principiante può avere difficoltà a gestire un finale da 5 metri (magari con un terminale molto sottile) così come uno eccessivamente corto e “potente“, soprattutto se abbinato ad uno streamer od una imitazione appesantita. Nella realizzazione di un finale bisogna tenete conto di diversi fattori, in particolare l’ambiente in cui viene utilizzato e le dimensioni dell’artificiale. Una mosca su amo del 10 collegata ad un “tippet” dello 0.12 crea dei problemi di posa non indifferenti mentre una mosca su amo del 20 su un tippet del 18 o del 20 ne crea altri. Per chi comincia consigliamo di stare entro termini generici, che possiamo riassumere in questa formula (partendo dalla giunzione coda-finale): 100cm/0,45 — 50cm/0,40 — 25cm/0,35 — 25cm/0,30 — 25cm/0,20 — 25cm/0,18 — 70-100cm/0,16. Sconsigliamo vivamente di scendere sotto lo 0,16 a meno di avere una perfetta gestione della ferrata. Questo è solo un esempio e non va considerato una regola assoluta: con il tempo riuscirete a modificarlo secondo le vostre esigenze.

Partendo dal presupposto che i finali vanno adattati non tanto alla persona che lancia ma all’ambiente in cui si utilizzano, in linea di massima possiamo dire che per chi comincia è meglio un finale “morbido”, non eccessivamente lungo e con un tip non molto sottile. In genere, le persone “nervose” tendono ad usare finali “potenti” (ossia con spezzoni intermedi corti) ma questa non è una regola. Con l’esperienza si arriva a capire quale è la formula che meglio si adatta al proprio stile di pesca e all’ambiente. 

La rapidità di una canna si riferisce alla velocità alla quale oscilla quando le viene impresso un movimento avanti-indietro. Maggiori sono, numericamente, le oscillazioni, più rapida è la canna. Una canna rapida è tipica del nostro tempo; è più “nervosa”, veloce ed imprime alla coda una maggiore uscita dal cimino. Una canna lenta (o “molle) è esattamente l’opposto. Richiede un movimento più “rallentato”, tranquillo. Conosciuta anche come “ad azione inglese”, era tipica dei primi anni in cui la pesca a mosca si affacciava sul panorama europeo. Oggi si prediligono canna rapide, scattanti ma il fascino del lancio ha perso molto della sua attrattiva.