La pesca a mosca in provincia di viterbo

Popper e Black Bass

Popper e Black Bass sono un binomio inscindibile, soprattutto se si abita non distante da qualche lago.

Noi del TFC siamo fortunati in questo senso: ne abbiamo tre a breve distanza, e parecchi di più se ci vogliamo spostare un po’ di più. 

Abbiamo già trattato l’argomento in un altro articolo e questa volta abbiamo voluto andare un po’ più nel dettaglio, deviando in questa occasione da quella che è la nostra visione “tradizionale” della pesca a mosca e questo per due motivi.

Storia

La pesca con il popper vede le sue origini nel secolo scorso, negli Stati Uniti, e viene praticata per insidiare quello che in quel Paese è diventato una sorta di pesce nazionale.

Gli Americani, si sa, sono grandi innovatori, molto pratici, che mirano al sodo. Fu grazie a Theodore Gordon (ritenuto l’Halford americano) che la pesca a mosca esplose negli USA e successivamente ci si rese conto che in quella nazione c’era poco spazio per le minute e delicate mosche anglosassoni.

I poderosi black bass preferiscono di gran lunga un boccone più sostanzioso e gli appassionati moschisti del tempo si ingegnarono per trovare un’esca (ed attrezzature) che permettesse loro di affrontare le nuove prede con la stessa tecnica ancestrale. Sempre però rimanendo nell’ambito della “dry fly”, o meglio, utilizzando una mosca (!!) che rimanesse sul pelo dell’acqua.

Venne quindi il periodo – breve – dei grossi, grossissimi palmer e, poco dopo, di esche in vario materiale stabilizzandosi, più o meno, su tre materiali: la balsa, il foam ed il pelo di cervo. Tutti e tre estremamente galleggianti.

Chiuso molto rapidamente il discorso “storico”, torniamo a noi: abbiamo abbondanza di laghi, le acque da salmonidi sono un po’ più distanti e, soprattutto, nel periodo della calura estiva la pesca diventa un po’ problematica. 

Pesca alternativa?

Potremmo andare a cavedani, e lo facciamo, ma avendone la possibilità perché non lasciarli un po’ tranquilli?

Ecco quindi che la pesca con il popper ci viene in aiuto ponendoci, però, sin da subito di fronte a qualche problemino. 

In primis, l’attrezzatura. E’ possibile – con qualche accorgimento e non al meglio – pescare anche con canne e code “leggere” (8 o 9 piedi per coda 5, per intenderci) ma è indubbio che una attrezzatura ben più importante ha i suoi vantaggi. Il nostro consiglio è di usare una 9′ per code a partire dalla 7 (meglio se 8) ed oltre.

Questo perché i popper, siano essi in pelo, balsa o foam, offrono una notevole resistenza rendendo difficile il lancio se non a brevissima distanza. 

E’ poi consigliabile – per quanto non indispensabile, se lo specchio d’acqua lo permette – l’impiego di una barca o, ancora meglio, di un belly boat. Quest’ultimo ci permette di avvicinarsi al punto prescelto con il minimo disturbo pur avendo entrambe le mani libere. 

Costruiamone un po’…

Passiamo alla costruzione e, come vedete dalle immagini, non è una cosa che richieda chissà quale destrezza manuale. 

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E’ sufficiente un trapano, da fissare ad un supporto. Si perfora poi da parte a parte un pezzo di foam rettangolare/cilindrico con un chiodo che andremo a fissare al mandrino. Mettiamo poi in funzione il trapano e si sagoma il foam con la carta vetrata. 

Con una mola si ottiene poi l’incavo anteriore (indispensabile per una buon rumore in acqua durante il recupero). Si fissano piume di vario genere a mo’ di coda alla curva dell’amo e si blocca il tutto con colla (tipo Attack) incidendo il foam in modo tale da alloggiare il gambo dell’amo.

Volendo, si praticano dei forellini con un grosso ago nei pressi della testa e si passano degli elastici (quelli dei legacci per porta-pacchi) in funzione di zampette. Tutto qui.

Il foam deve essere molto consistente (se ne trova nei negozi di cineserie) ed il colore ha poca importanza: il black bass è attratto soprattutto dal movimento.

Avendo a disposizione un tornio, si può sagomare della balsa. Il resto del procedimento è identico al precedente salvo rivestire il legno con della vernice (resina) per evitare che si gonfi di acqua con l’uso.

L’ultima alternativa è il pelo di cervo. Ma di questo parleremo in un altro articolo.

Buona lavoro!

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