La pesca a mosca in provincia di viterbo

Le mie impressioni (Federico E.)

Pochi giorni fa, in occasione della manifestazione/gara del club il presidente mi ha consegnato l’attestato di frequenza del corso di lancio, costruzione e teoria. Sono quindi qui per raccontare come è stato (e come sarà, visto che come dice Osvaldo “il corso non finisce mai”) e di cosa si tratta.

Le mie impressioni (Federico Erbetti)

Per quanto mi riguarda, sono sempre stato un pescatore autodidatta, per necessità e non per scelta, essendo cresciuto in un ambiente in cui la pesca era totalmente estranea.

 

Cercando di fare di necessità virtù, da ragazzino leggevo un po’ tutto quello che mi capitava online, ed è così che ho scoperto la pesca a mosca, tra manuali gratuiti e video su YouTube.

Tuttavia, vista la difficoltà e il mistero che avvolge questa disciplina, non mi sono mai deciso a provarla, sebbene esercitasse sempre un grande fascino nei miei confronti. L’anno scorso alla fine ho deciso di cedere, anche e soprattutto dopo aver visto per tutta l’estate non pochi moschisti frequentare le mie stesse zone, su tutte il fiume Marta.

Così mi sono messo alla ricerca di quel kit di cui, ai tempi dei forum online, (il paleolitico di internet ormai) tutti decantavano il grandissimo rapporto qualità prezzo, economico e completo di tutto l’occorrente per iniziare.

L’avvicinamento

Trovato in un negozio fuori Roma, emozionato come un bambino ho aperto il blister e ho cercato di raccapezzarmi, andando a ricercare quelle poche nozioni che avevo letto qua e la in 10-15 anni. Sono andato a Marta, legato una mosca a caso (che ora so essere un palmer nero) e ho cominciato a provare a lanciare.

La coda, inesorabilmente, cadeva ai miei piedi, ammassandosi tutta appena fuori dal cimino. Su decine e decine di lanci, casualmente, qualche volta il terminale si distendeva e la mosca si posava a una distanza decente. Proprio su uno di questi lanci, incredulo, ho visto una bollata.

Ho ferrato e ho così preso il mio primo cavedano. Avevo finalmente saldato un debito con il me adolescente che non era mai riuscito a convincere i genitori a spendere soldi per l’ennesima canna da pesca solo per provare una nuova tecnica.

Ormai il colpo di fulmine c’era stato; ho continuato a fare tentativi per tutta l’estate, ma mi rendevo conto che pescare così era insoddisfacente, le poche e sporadiche catture non bastavano a ripagare la frustrazione derivante dalla totale assenza di tecnica. In questo caso imparare da soli non era una via percorribile, proprio non riuscivo a mettere in pratica nulla di quello che leggevo.

Cercando su internet e parlando con altri pescatori della zona, ho scoperto l’esistenza del Tuscia Fly Club, e dei loro corsi di lancio e costruzione. Fantastico! Avrebbe potuto essere l’occasione non solo di imparare a lanciare, ma anche di sfruttare al meglio quel morsetto e tutte quelle piume che la mia ragazza, accortasi dell’entusiasmo, mi aveva regalato per il compleanno.

Ho preso il telefono e chiamato. Mi ha risposto un signore molto disponibile ed entusiasta, che mi ha spiegato che il corso si articolava in 5 lezioni pratiche di lancio su prato e una in laghetto, di una uscita di pesca in fiume, e di diverse lezioni di teoria e costruzione. Concordata la data ci siamo dati appuntamento per la domenica mattina a casa sua.

Il corso

Ha avuto così inizio il corso, alle 9 di mattina di una gelida domenica invernale, in un prato ai piedi del monte Cimino: io, l’istruttore di lancio e presidente del club Osvaldo e Amedeo, un socio che ha seguito da vicino le varie lezioni, filmando e fotografando.

Parliamoci chiaro, ai più sembrerà assurdo seguire un corso di pesca, tenuto per di più in mezzo a un noccioleto, senza vedere neanche da lontano un fiume. Messa così fa sorridere anche me, tuttavia è stata un’esperienza formativa come poche altre.

 

 

Io partivo da un livello prossimo allo zero, nel corso delle varie lezioni si costruisce man mano la consapevolezza di come gestire la coda di topo in pesca. Dapprima con esercizi base, che vengono via via composti per realizzare le diverse tecniche di lancio.

L’esperienza di Osvaldo, che all’attivo ha circa un centinaio di corsi, si vede. Se sceglierete di seguire il corso arriverete probabilmente a odiarlo per la pedanteria con cui vi correggerà, avrà sempre da ridire sulla posizione del polso, sull’altezza del braccio, sulla potenza con cui lanciate, su mille altri particolari di cui voi, da soli, non vi sareste mai e poi mai preoccupati.

Può sembrare manierismo, eccesso di zelo, non lo è. È tutto funzionale a eseguire un lancio pulito ed efficace, un puzzle che piano piano si compone quando alla fine vi verrà detto “ora fai quello che abbiamo fatto la volta scorsa più questo movimento” o indicazioni simili.

Ovviamente dopo le 5 lezioni non si diventa dei lanciatori provetti, come non ho mancato di dimostrare brillantemente durante la gara di lancio del club. Tuttavia, la confidenza e il feeling che si acquisisce nella tecnica di pesca è significativo.

Tornare sul fiume con ore e ore di lanci sul prato, i rimproveri dell’istruttore, i movimenti ripetuti fino a doversi fermare per il dolore al braccio all’attivo, fa approcciare alla pescata in maniera radicalmente differente. I vari insegnamenti elargiti nel corso delle lezioni tornano utili non solo per il lancio, ma anche per vivere in maniera consapevole e rilassata la giornata di pesca.

La scelta dell’attrezzatura, la struttura dei finali, come cacciano i pesci e di cosa si nutrono (e quindi quale mosca imita cosa) sono gli argomenti che sono stati trattati nelle serate di teoria, queste fortunatamente al caldo e comodamente seduti.

Concludendo

Va aggiunto poi che la formazione non finisce qui. Come dicevo in apertura, sono sempre stato autodidatta e nel TFC il cambio di paradigma è radicale e probabilmente è la cosa che mi sta più piacendo di questa esperienza.

Frequentare un club permette di relazionarsi e rapportarsi quotidianamente, sia di persona che nel mondo digitale, con persone con una notevole esperienza, mosse da vera passione e ben felici di insegnare qualcosa ai novellini come me.

Sono rimasto stupito quando una sera l’esperto di costruzione mi ha videochiamato per spiegarmi delle cose che avevo chiesto sul gruppo, persona che non mi aveva mai visto. Rimango allo stesso modo piacevolmente sorpreso di come ogni volta che si va a pesca il presidente perda buona parte della pescata a osservare come lancio, a correggere i miei errori e a valutare i miei progressi, nonostante siano ampiamente terminate le lezioni di pratica.

In chiusura non posso che ringraziare Osvaldo e spronare chi come me è incuriosito dalla pesca a mosca a contattare il Club.

Federico

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